La Festa dei Fuochi

Festa dei fuochi del 1998 Ripresa dal 1994, grazie alla Giostra, la festa dei fuochi ha visto una sua rivalutazione dopo un trentennio in cui aveva perso d'importanza ed era stata un po' dimenticata.
Essa, invece, riveste un ruolo molto importante nella Giostra in quanto è stata la prima vera occasione di confronto tra i neonati Borghi e Sestieri e quindi la prima seria verifica dell'organizzazione e della vitalità dell'Associazione Giostra.
Le origini della festa dei fuochi di San Giuseppe si perdono nella notte dei tempi, anche se alcuni affermano che essa possa risalire al Medioevo. Affonda le sue radici nella realtà rurale della nostra valle e può essere riportata ai cosiddetti "riti cereali" (prof. Barcone) che erano celebrati al cambio di stagione per scacciare dai campi gli spiriti maligni dell'inverno e dare nuova forza alla natura. Tali riti si compivano, per esempio, al momento della mietitura, quando si era soliti lasciare sul campo l'ultima parte del grano raccolto per ringraziare la terra dei suoi frutti o ancora al tempo della vendemmia, quando si bagnava una zolla di terra col sangue di un animale.
Scopo precipuo della festa dei fuochi di San Giuseppe era quello di accelerare la maturazione del raccolto riscaldando l'ambiente e scacciando, così, gli ultimi rigori invernali. In precedenza questa festa era celebrata in ogni Borgo o Sestiere che accendeva il fuoco al suo interno, mentre oggi tutti si riuniscono in Piazza Garibaldi per entrare in competizione con gli altri in una gara "all'ultimo fuoco". Nei nostri giorni, le origini della festa sono state da molti dimenticate, ma è di vitale importanza che queste tradizioni restino vive nei nostri ricordi, sia per non dimenticare la nostre origini, sia per creare un legame ancora più profondo con la nostra terra.
La festa dei fuochi è, inoltre, un'ottima occasione per stare insieme, divertirsi e creare tra i componenti del Borgo un legame più forte che si ha solo tra persone che lavorano insieme per raggiungere gli stessi obiettivi.

F. Cantelmi